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Life in Japan - EOI Extremadura inglés A2 resuelto

Life in Japan
1. During the mid-summer, it can be really hot and humid, which can be uncomfortable. Snow falls in part of the country during the mid-winter months. From summer to autumn, there are typhoons (tropical storms) every year. The months of June and July are the "rainy season" in Japan.
2. You usually go into a Japanese home after you take off your shoes. At most offices, you don't take off your shoes to enter, but there are some traditional businesses where you take off your shoes.
3. When you visit someone's house or a public bath, wash your body before you enter the bathtub. Do not wash your body inside the bathtub. Traditionally, in Japan, the hot water in the bathtub is not changed after every person takes a bath. When you finish your bath, leave the hot water in the bathtub.
4. At most Japanese and Chinese restaurants, chopsticks are usually served. If you can't use chopsticks, ask for a knife and fork.
In most restaurants and bars in Japan, you never pay for individual drinks or snacks, one at a time. You simply pay your total bill when you leave the restaurant or bar at the cash register.
5. For most shopping, you usually pay in cash, but nowadays, a limited number of places, such as hotels, restaurants, and supermarkets, accept credit cards.
6. A lot of government offices, banks and post offices are closed on Saturdays, Sundays and National Holidays in Japan, but a lot of department stores, shops and restaurants are open on these days. In Japan, if a National Holiday falls on a Sunday, the next day (Monday) is a holiday. A lot of public offices, banks and schools close for some days in mid-August too, for "Obon" (the Buddhist event), and at the end of the calendar year and the beginning of the new year (especially January 1 to 3).

La famiglia italiana

La famiglia italiana
La struttura della famiglia degli ultimi trenta anni è molto diversa dal modello tradizionale della famiglia italiana. La famiglia moderna è composta dai genitori ed uno o due figli (raramente, almeno al Centro- e Nord-Italia, più di due), ed entrambi i genitori generalmente lavorano fuori casa.
La famiglia tradizionale, agricola e patriarcale, era invece molto numerosa e riuniva genitori, figli e nipoti sotto uno stesso tetto: era formata, insomma, da quelle che oggi sarebbero considerate più famiglie differenti. Gli uomini lavoravano, mentre le donne si occupavano della casa e dell'educazione dei figli.
La trasformazione della famiglia, causata dalla conversione dell'Italia da un paese prevalentemente agricolo ad uno industriale, non ha, tuttavia, ancora cancellato ogni traccia del vecchio modello. Ci sono ancora abitudini e modi di pensare che legano la famiglia del passato a quella del presente.
In primo luogo, a livello della vita quotidiana, le famiglie italiane si riuniscono sempre, per almeno un pasto al giorno, intorno allo stesso tavolo. La cena è un momento di dialogo tra genitori e figli, uno dei pochi nei quali tutti i membri della famiglia hanno la possibilità di stare insieme.
In secondo luogo, pur essendo una famiglia nucleare, non è raro che uno dei nonni paterni o materni, specialmente se è rimasto vedovo o vedova, viva in casa con uno dei figli. Anche se non in casa, in ogni modo, i nonni vivono generalmente nella stessa città di uno dei figli e sono oggetto delle cure dei familiari. Accade di rado, solo in caso di impossibilità pratica a fornir loro assistenza, che i figli chiedano il ricovero dei genitori anziani in istituti (le cosiddette "Case di riposo").
Un ulteriore elemento che lega ancora la famiglia italiana di oggi a quella del passato è lo stretto legame affettivo che rimane tra i suoi membri, anche quando questi hanno formato nuovi nuclei familiari. Gli italiani sono, per esempio, sempre pronti ad aiutare i loro parenti, specie nel campo del lavoro o nelle difficoltà economiche.
E anche se vivono lontano i membri di uno stesso gruppo familiare cercano sempre di ritrovarsi tutti insieme in occasione delle feste religiose (Natale e Pasqua) o di quelle familiari (battesimi, prime comunioni, matrimoni).
Se confrontiamo, infine, la famiglia italiana con quella americana, emerge un'ultima caratteristica del modello italiano. E' molto comune che i figli vivano con i propri genitori molto più a lungo che negli altri paesi occidentali, spesso fino ai trenta/trentacinque anni. Prima di sposarsi e di iniziare una nuova famiglia, infatti, è normale, per un giovane italiano, continuare a vivere nella stessa casa dei genitori e dipendere economicamente da loro.

Più Bentley per tutti

Più Bentley per tutti
Inizia l'era del capitalismo etico. Basta con l'ostentazione volgare del lusso. Il nuovo verbo è la sobrietà. Via libera alle fuoriserie rivestite di cartone per sembrare furgoni da idraulico. È il momento del capitalismo etico. Primo effetto: all'ultimo vertice dei paesi ricchi, i primi ministri hanno consumato la cena di lavoro invitando i camerieri a sedersi a tavola con loro: Un duro colpo all'idea di privilegio di classe, che ha avuto il suo momento culminante con la gara di rutti e il pokerino finale tra le stoviglie unte. Per la cronaca, hanno vinto i primi ministri e i camerieri hanno dovuto pagare sull'unghia settemila euro. Questi gli altri provvedimenti varati, di ordine tecnico ma anche politico-culturale. 

Banche 

Da tempio della speculazione smodata, devono diventare la sede ideale del risparmio virtuoso. Basta con le filiali imponenti e lussuose, d'ora in poi gli sportelli saranno ispirati alle vecchie botteghe artigiane: una modesta vetrinetta sulla strada, un solo impiegato molto alla mano e un grosso salvadanaio nel quale i clienti infileranno le monete potendone udire il tintinnio. Gli esperti concordano: l'immaterialità della valuta è stata la causa principale della spirale debitoria, urge restituire al denaro la sua perduta sostanza. In progetto la moneta da cento euro, grande come un frisbee, e quella da mille euro, una ruota di pietra con un buco al centro per inserire i semiassi e trasportarla più agevolmente. A Natale le enormi strenne fotografiche in regalo ai clienti, in genere dedicate ai pioppeti della Lomellina, verranno sostituite da un foglio ciclostilato con una sola fotografia, sempre di un pioppo della Lomellina. Bancomat Per favorire il risparmio ed evitare prelievi inutili, i bancomat verranno ripensati. Non basta più il Pin: si deve anche abbassare una leva posta al fianco dello schermo, come nelle slot machine, e solo se verranno tre prugne o tre ciliegie si potrà usufruire del servizio. Altrimenti si perderà per intero la somma richiesta, che servirà a ripianare il buco finanziario della banca.

Licenziamenti 

Il licenziamento etico prevede una nuova prassi: la lettera che lo comunica dovrà essere rigata dalle lacrime del capo del personale, che renderanno illeggibile la cifra della buonuscita impedendo al licenziato di avanzare pretese. Il padrone allegherà alla lettera anche una sua fotografia particolarmente brutta, che dia al licenziato l'idea di profondo disagio esistenziale che il suo datore di lavoro sta vivendo.

Lusso

Con l'avvento del capitalismo etico finisce l'ostentazione volgare del lusso. Parola d'ordine: sobrietà. Già pronte sagome di cartone da applicare sulle Bentley e le Maserati per farle sembrare furgoni da idraulico. Carte da parati trompe l'oeil, con ragnatele o finte macchie d'umido, diventeranno il segno di distinzione nelle case dei ricchi etici. Molto ricercati anche i sopra-cravatta cinesi, con orribili motivi a losanghe, per avvolgere le cravatte di Marinella. Di moda le nuove lampade a raggi Uva retroversi, che assorbono l'abbronzatura appena ottenuta sulle nevi svizzere conferendo al volto un pallore da muratore moldavo. I ristoranti più costosi già servono le ricercatissime ostriche 'en travesti', avvolte in foglie di lattuga oppure VOTO nascoste nel nodo del tovagliolo. Le carte di credito non si chiameranno più Golden e Platinum ma Truciolar e Ruggine. 

Profitto 

Il profitto rimane il valore-base, ma verrà reso meno impopolare grazie all'introduzione del profitto etico: il capitano d'industria o il finanziere che ha appena incassato cento milioni di euro affamando gli operai o rovinando i risparmiatori dovrà mostrarsi molto dispiaciuto, scuotere il capo e allargare le braccia senza darsi pace. Una apposita commissione valuterà il grado di dispiacere, conferendo un ulteriore premio governativo in denaro a chi risulterà più avvilito.
© Michele Serra, www.lespresso.it (Febbraio 2009)

Ora i compiti sono più difficili

Ora i compiti sono più difficili

Sorprendenti risultati di un sondaggio inglese

Sette genitori inglesi su dieci non sanno fare i compiti dei loro figli che frequentano le scuole medie. Lo hanno confessato, con un po’ di vergogna, rispondendo a un sondaggio del Dipartimento governativo anglosassone per L’Educazione, alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico. “Quando i nostri ragazzi tornano a casa con un compito d’inglese o di matematica non sappiamo come aiutarli” hanno ammesso mestamente. “Così siamo costretti a rinunciare a dare loro una mano e a lasciare che se la cavino da soli, con il rischio però che il giorno dopo prendano un brutto voto”. Ma non è per ignoranza che le mamme e i papà britannici ammettono la loro sconfitta, anche perchè molto spesso si tratta di genitori diplomati o addirittura laureati, più o meno giovani e appartenenti persino a ceti sociali elevati. “I programmi scolastici di questi anni risultano completamente diversi da quelli dei nostri tempi, le terminologie usate sono del tutto differenti e noi così non ci riconosciamo più con ciò che viene insegnato ai nostri figli. Quindi non siamo in grado di aiutarli a risolvere problemi di matematica o gli esercizi di grammatica” hanno spiegato rispondendo alle domande del sondaggio. Dalle risposte fornite emerge che un genitore su cinque rimane sempre sorpreso davanti alle difficoltà dei compiti assegnati ai figli e che nove su dieci si mostrano dispiaciuti di tale incapacità di aiutarli perchè sono convinti che i consigli di mamma e papà possano contribuire a ottenere risultati scolastici migliori. E in Italia cosa accade? I nostri genitori sono in grado di aiutare i figli nei compiti oppure si trovano ad affrontare le medesime condizioni di quelli inglesi? Da noi non sono state fatte statistiche specifiche su questo tema, ma basta domandare a un insegnante o a un padre o a una madre per scoprirlo. “Anche i genitori italiani non sanno fare i compiti, anzi non sanno nemmeno da che parte cominciare”, rivela la scrittrice Paola Mastrocola, professoressa di Lettere in un liceo scientifico di Torino, che ha trattato pure questo argomento nel suo ironico saggio La scuola raccontata al mio cane, edito da Guanda e diventato un vero best seller. “Il problema è che non soltanto sono cambiati i programmi ma, il che è peggio, si è modificato completamente il lessico, cioè il modo di denominare, per esempio, gli elementi base della grammatica e della matematica, e questo fa nascere una grande confusione nella testa dei genitori. Un esempio? Se un ragazzo torna a casa e chiede: “Mamma, mi aiuti a trovare l’espansione dell’oggetto?”, è molto probabile che sua madre non sappia che il figlio vuole cercare semplicemente il predicato verbale o il complemento oggetto di una frase, che adesso a scuola si chiamano così”. E’ la terminologia, quindi, a essere cambiata e ormai consiste non solo di parole ma anche di segni: il vecchio, caro riassunto ora si chiama analisi narratologica, l’analisi logica si definisce analisi simbolica ed è fatta segnando con quadretti e cerchietti i verbi, i soggetti e gli aggettivi di un testo, mentre la matematica può essere del certo o del probabile, ovvero, traducendo, riguardare affermazioni del tipo vero o falso oppure affermazioni di tipo statistico.
Chi ha avuto la bella pensata di rendere la vita impossibile ai genitori abituati a un linguaggio più facile e comprensivo? “Non dipende dal ministero dell’Istruzione, il cui PUNTI compito è soltanto quello d’indicare i programmi scolastici” sostiene la professoressa Mastrocola. “E’ tutta colpa dei pedagogisti e dei linguisti che, negli ultimi trent’anni, hanno ritenuto di dovere svecchiare il linguaggio puntando su termini tecnici con l’idea di renderlo più colto, senza accorgersi che così hanno fatto perdere la poesia e il senso della bellezza a molte materie, l’italiano in particolare. E, da un po’ di tempo, pure i libri di testo si sono adeguati alla nuova terminologia, gettando nello sconforto i genitori che non sono più in grado di seguire i figli quando svolgono i compiti a casa e vi rinunciano, anche per evitare di essere tacciati d’ignoranza dai loro bambini”. D’altra parte abbiamo chiesto al professor Paolo Crepet, psichiatra esperto di problemi giovanili. “Aiutarli a fare i compiti li danneggia molto perchè li rende insicuri”, afferma. “Fin dalle elementari, consiglio di abituare i bambini a farli da soli e a prepararsi alle interrogazioni senza avere accanto qualcuno con cui ripetere gli argomenti, magari un adulto che suggerisca pure loro come risolvere gli esercizi o che cosa scrivere in un tema” Gli chiediamo se si può fare un’eccezione nel caso che siano molto impegnativi: “Meglio evitarlo. Lasciate che si arrangino da soli. Anzi, se il ragazzo è alle prese con un compito difficile raccomando di lasciarlo andare a scuola correndo il rischio di prendere un brutto voto. Quell’insufficienza lo aiuterà a crescere molto più di un bell’otto strappato senza fatica grazie agli “aiutini” di mamma e papà, ammesso che sappiano darglieli”.
© Dipiù. 2006

Non ho paura del mare perché amo la sua forza e il suo mistero

Regata in solitario intorno al mondo

È stata la prima velista-record alla regata in solitario intorno al mondo, senza scalo. Ora Isabelle Autissier racconta le sue sfide.

Io un’eroina? Ma no, sono normalissima: vado a fare la spesa, cucino… Ho soltando avuto una grande fortuna: sapere fin da bambina cosa avrei fatto nella vita ed essere riuscita a realizzare il mio sogno. Non so spiegare dove è nata la mia passione per il mare e la vela. Ricordo soltanto che quando andavo in barca con i miei genitori in Bretagna, mi piacevano i profumi, i colori, non avere terra intorno, il contatto diretto con la natura e il profondo senso di libertà. Così a 31 anni ho costruito la prima barca a vela per vivere navigando. Ma non potevo certo immaginare che avrei vissuto quello che mi è successo: il giro del mondo in solitario, le regate vinte, i naufragi, la morte a un passo. Ho deciso di regatare soltanto dopo la vittoria alla Minitransat (1987). Mi è piaciuto. E nel 1991, sono stata la prima donna velista a portare a termine un giro al mondo in 139 giorni e 4 ore nel corso della Boc Challenge, la regata intorno al mondo senza scalo.
Certo quando si è in gara le emozioni sono diverse da quando vai per mare per diletto. In competizione devi reggere la sfida con il tempo e con te stessa. E tenere testa agli altri. Tutto è finalizzato alla vittoria: la concentrazione è massima, studi la tattica ogni istante tenendo d’occhio il vento e il mare. C’è molta tensione ed eccitazione. Oggi non è più il mio “lavoro”, partecipo solo a regate minori. So che la mia vita non è comune, ma per me è normale alzarmi, guardare il mare, controllare la barca, capire il vento, salutare un delfino. Certo, talvolta è pericolosa. Ma io il mare lo conosco e non lo combatto. Rispetto sempre la sua forza e il suo potere. Immenso. Sempre. Questo rende interessante tutta la mia esistenza. Anche quando sono in mezzo all’oceano, e tutto è più difficile.
Qui ho scoperto che so fare più cose di quante immaginassi. Perché? Perché devo. Sto male? Ho il ciclo mestruale? Navigo fino a quando resisto e poi uso tutta la strumentazione elettronica che ho per stare in sicurezza. Ho messo a punto “il mio sonno” con un medico: dormo 20 minuti ogni mezz’ora. La solitudine? È la mia vita. Non mi sento sola, parlo con le onde, la mia barca, le nuvole. Certo via e-mail “parlo” con gli amici. Ma loro che possono fare se io sono giù? È raro comunque che io sveli quello che provo... Le mie emozioni le conosco, non mi spaventano. La più forte? L’angoscia e la calma insieme quando ho disalberato nell’Oceano Indiano durante la Around Alone del 1999. Ho lanciato l’Sos e ho aspettato. Perché si è vivi fino a quando non si è morti. Poi mi ha salvato Giovanni Soldini. E abbiamo brindato!
©Testo adattato da Geo, settembre 2007

Travelling to the USA - EOI Galicia inglés A2

Tipping USA
As part of your English course you are planning to go to The United States of America this year. You are looking for some information about travelling to the USA in the edupass web site.

Tipping

Restaurants do not include a service charge in the bill, so you should tip the waiter 15% of the total bill. If service was slow or particularly bad, some Americans will tip only 10%. Likewise, if service was particularly good, it is appropriate to tip 20%. If service was so bad that you would never eat in the restaurant again, leave two cents. This is a deliberate insult, because it tells the waiter that you didn't forget to leave a tip. Tipping is only appropriate in restaurants which offer table service. You do not tip the cashier in a fast food restaurant.
Taxi drivers expect to get a tip equal to 15% of the total fare. If the driver was especially helpful or got you to your destination more quickly than you expected, give a 20% tip. Hotel bellhops expect a $1 tip for helping you with your bags. If you order room service, the gratuity is included in the bill. Coat checkroom attendants expect $1 per coat. Hairdressers and barbers expect a tip of 15% of the bill. Valet parking attendants expect a $1 tip.

Gift Giving

If you are invited to a wedding, baby shower, or other celebration, it is expected that you will bring a gift. Unless you know the host very well, the gift should be modest in value, about $25.
For a wedding, the bride will have "registered" at one or two local department stores, indicating the items and styling she prefers. You can buy the couple a gift that isn't listed, but most people buy something listed on the registry. If you buy an item listed on the registry, be sure to tell the store that you are doing this, so that the couple doesn't receive duplicate gifts.
If you wish to give a gift when you leave to return to your home country, the best gift is something that is unique to your country. It does not need to be especially valuable or rare, just reminiscent of your home. Possibilities include a book about your country, an inexpensive handicraft or piece of art, or something else that reflects your culture. If the children collect coins and stamps, they would be very pleased with a set of your country's coins or a selection of mint stamps from your country. Items that are common in your country but difficult to find in the United States are also good.
When giving gifts to a business acquaintance, do not give anything of a personal nature, especially to a woman. Do not give cosmetics. A scarf is ok, but other types of clothing are not. Something appropriate for the office is best. But gift giving is not as important in America as it is in other countries, so there is nothing wrong with not giving a gift.

Visite Évora

Visite Évora

Como chegar

A Região de Évora é atravessada no sentido transversal pela auto-estrada Lisboa-Madrid (A6).
Longitudinalmente, o IP2 une as capitais de distrito do Alentejo interior (Beja, Évora e Portalegre) ao Algarve e à Beira Baixa.
Vindo do Norte pela A1 Porto-Lisboa, entra-se na Região tomando a saída para Santarém e seguindo a direcção A13. Esta auto-estrada entronca na A6 entre Marateca e Vendas Novas.
Vindo do Algarve, quem optar pela A2 (Faro-Lisboa) encontra a mesma A6 na Marateca.
Vindo de Espanha, pode entrar-se na Região por Elvas (A6) e por S. Leonardo (junto a Mourão / Alqueva).
Quem não se desloca em transporte próprio, tem à disposição a Rede Nacional de Expressos, com carreiras regulares para Évora a partir de qualquer ponto do país (www.rede-expressos.pt) e as vias férreas que ligam Faro e Lisboa à cidade de Évora (www.cp.pt).
A circulação na Região é simples. As estradas secundárias e municipais constituem, por si só, percursos de descoberta com trânsito relativamente reduzido e excelentes vistas panorâmicas.
Quem pretender visitar a Região em autonomia mas não tem transporte próprio, pode recorrer aos Carros de Aluguer (identificados com a letra A nas portas laterais), aos Táxis e aos Rent-a-Car. Na cidade de Évora existe uma “Linha Azul”, serviço de autocarro que circula pelos principais locais da cidade.
Existem carreiras regulares de autocarro que ligam diariamente as várias localidades da Região. Os seus horários estão adaptados às necessidades laborais e escolares dos residentes, pelo que a sua utilização com objectivos turísticos nem sempre é fácil, sobretudo quando se pretende uma pequena viagem de ida e volta no mesmo dia.

 

Onde ficar

A diversidade da oferta é uma das características do alojamento na Região mas, ao contrário do que sucedia há uns anos atrás, a informação é abundante e bastante detalhada.
Hoje, pode visitar através da net as Pousadas Históricas, belos hotéis conventuais de 4 e 5 estrelas ou requintados hotéis rurais; apreciar a qualidade de outras unidades de hotelaria tradicional, de pequena e média dimensão; sentir o acolhimento familiar e a tranquilidade das casas de Turismo em Espaço Rural; ou ver por dentro o ambiente dos Parques de Campismo.
Todas as unidades de alojamento servem pequenos almoços. Quando não dispõem de serviço de restaurante, nomeadamente no caso do Turismo em Espaço Rural, por vezes servem as refeições principais mediante solicitação prévia.

 

Onde comer

Se utilizar critérios como a importância atribuída à decoração e ao conforto, o profissionalismo do atendimento, a variedade da ementa, a qualidade da confecção, o apuro das chamadas “especialidades da casa” ou a generosidade da carta de vinhos, verificará que existem na Região restaurantes de todas as categorias, para todos os gostos e, também, para todas as bolsas.
Ainda há “tascas” genuínas onde se come muito bem.
Há restaurantes médios, bons e muito bons, uns com a chamada “cozinha honesta”, outros com rasgos de génio em alguns pratos.
E há restaurantes de topo de gama: de abertura relativamente recente ou já muito testados pelo tempo; de uma extrema fidelidade à gastronomia regional ou com propostas de recriação “gourmet” da tradição, sempre com base nos melhores produtos locais.
Se não puder ou não quiser deleitar-se todos os dias com a boa gastronomia alentejana, saiba que tem outras opções: cafetarias com serviço de refeições ligeiras, casas especializadas em sanduíches e saladas e boas pastelarias para lanchar.
Só tem que ter cuidado com as horas: quase todas as cozinhas dos restaurantes fecham às 22h e são poucas as excepções que confirmam a regra.
Fora de horas, pode contar com serviço de snack em algumas cafetarias, bares e discotecas.

 

É útil saber

Se tiver algum problema de saúde durante a sua estadia na Região de Évora, recorra aos Centros de Saúde, existentes em todas as sedes de concelho, ou ao Hospital de Évora, com serviços de urgência 24 horas por dia.
Se é cidadão da União Europeia, da Islândia, Liechtenstein, Noruega ou Suíça, e é beneficiário de um sistema de segurança social no seu país, faça-se acompanhar do Cartão Europeu de Seguro de Doença. Este cartão assegura-lhe a prestação de cuidados de saúde nos serviços oficiais e/ou convencionados, sendo-lhe cobradas apenas as taxas e/ou comparticipações em vigor para os cidadãos nacionais.
Adaptado de:

Egypt travel guide - EOI Asturias inglés B2 resuelto

Egypt travel guide: Doing business & staying in touch

Doing business & staying in touch

Courtesy and hospitality are important when doing business in Egypt. The host of a business meeting will usually offer tea or a small snack before commencing. It’s polite to refuse the first offer, but once the host insists, the guest should then accept. Alcohol is legal, but should be avoided until visitors know their Egyptian colleague's attitude towards drinking, and, if acceptable, should be drunk in moderation. It is not considered suitable for women to over-indulge in alcohol. If invited to a business lunch, expect food to be lavish and plentiful.
Throughout the Arab world, it is considered bad manners either to display anger or to openly criticize another person in public. Tact and diplomacy are always required. In social life, punctuality is almost laughable. For business, visitors should be on time but expect locals to be often late, and do not take offence. Men should not offer to shake a woman's hand, and vice versa, unless clearly invited to do so. Men and women should dress smartly for business meetings – suits and tie for men; suit for women or smart trousers/skirt/jacket – and always dress modestly. Shoulders and knees should never be shown.

Economy:

On taking power in 1970, Anwar al-Sadat introduced a policy of infitah (openness) towards investment. Egypt's economy underwent rapid growth during the 1970s with the quick expansion of the oil industry, tourism and the Suez Canal, and it has continued to expand in subsequent decades.
The tourist sector is expanding rapidly, particularly along the Red Sea and Mediterranean coasts, despite sporadic terrorist activities of Islamic fundamentalists. Agriculture, which relies on irrigation from the Nile, employs one-third of the working population. Foreign aid, especially from the USA, is an important source of government funds.

Internet:

There are internet cafés in the main cities, including Cairo, Alexandria, Dahab and Luxor. Even small, more remote towns including Siwa will have at least one venue, usually in the market area. Connection is usually reliable. Tourists can also access the Internet in hotels, with in-room Wi-Fi available, though often at a costly price.

Media:

The Egyptian press is one of the most influential and widely read in the region, while Egyptian TV and the film industry supplies much of the Arab-speaking world with shows from its Media Production City. Press freedom is encouraged. Press laws which allow prison sentences for libel have encouraged self-censorship on sensitive issues.

La basilica di San Zeno

La basilica di San Zeno
La basilica di San Zeno è senza dubbio una delle più belle chiese romaniche esistenti in Italia. L'intenso cromatismo, dato dall'impiego della pietra di tufo usata sola o alternata a mattoni, si imprime subito nella memoria del visitatore. L'origine del primitivo nucleo di San Zeno è da ricondurre alla chiesa e al cenobio eretti nell'area cimiteriale romana e paleocristiana vicina alla Via Gallica, sorti sul luogo di sepoltura del Vescovo Zeno per conservarne la memoria e le reliquie. Il primitivo nucleo subì nel VI secolo dei rifacimenti. Qualche storico vede nel sacello di San Benedetto, tuttora esistente nel chiostro, una parte del primitivo complesso.

Con l'espandersi del culto del Santo, l'edificio cominciò a rivelarsi insufficiente. E così fra l'805 e l'806 la comune volontà del re franco Pipino, del Vescovo Ratoldo e dell'Arcidiacono Pacifico, fece realizzare una chiesa più vasta con annesso monastero. Nel 963, a seguito della distruzione operata dagli Ungari, l'imperatore Ottone I e il Vescovo Raterio fecero ricostruire la basilica. Questa è la chiesa che nel 983 vide l'investitura imperiale e la consacrazione episcopale di San Adalberto che esercitò la sua azione pastorale nell' Europa nordorientale. Si tratta di una costruzione a tre navate e tre absidi, larga come l'attuale, ma meno lunga e provvista di cripta.
              
Testo adattato da Consorzio di Promozione e Commercializzazione Turistica - Verona e Dintorni - www..veronaitaly.it
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